Quando Totti poteva andare al Milan

Totti Milan

Tra le tante storie di mercato ce n'è una che poteva essere clamorosa vista con gli occhi di oggi...

C'è stato un momento in cui una bandiera era pronta ad essere ammainata. E c'è stato un altro momento in cui, la stessa bandiera, è tornata nella parte superiore dell'asta e ha iniziato a sventolare. Più forte. Perché il vento era quello dell'orgoglio.

Francesco Totti è stato tante cose, ma sopra ogni altra è stato il volto di una città eterna come Roma. Non capita a tanti. Anzi: non capita proprio a nessuno. Di essere un racconto simbolico in una squadra ricca di contraddizioni.

A parte il suo numero 10, a parte il suo Francesco Totti.

Negli alti, bassi, strappi e continuo ricucire - proprio come due veri innamorati - Roma e Totti hanno rischiato di separarsi un paio di volte. La più famosa: la grande offerta del Real Madrid, l'occasione di una vita e in particolare di tante vittorie.

La più curiosa: la proposta intrigante del Milan, di un grande Milan, per il quale Totti sarebbe stato la ciliegina su una torta già ricchissima. Ecco, Francesco ci ha pensato.

Eccome se l'ha fatto.

L'amore di Berlusconi per Totti

Promessa degli anni Novanta, fuoriclasse dei Duemila.

Francesco Totti era nel suo massimo splendore quando Silvio Berlusconi, allora patron rossonero, aveva deciso di fare una follia per il capitano della Roma.

Il presidentissimo l'aveva visto ancora una volta a San Siro: era il 7 settembre del 2000, al Meazza avevano organizzato un match simbolico per i 20 anni di Canale 5.

In campo sono andate proprio Milan - naturalmente - e la Roma del Pupone, che alla fine di quella stagione sarebbe diventata campione d'Italia. Beh, niente male. Sia per lo spettacolo delle due squadre, sia per quanto mostrato in campo dal numero dieci giallorosso.

La Roma, allenata allora da Capello, iniziò a mostrare giocate e qualità. Il Dieci, neanche a dirlo, mette in campo giocate straordinarie, degne di una rivoluzione nelle gerarchie in Serie A.

2-2, il risultato finale della partita. Capello si leccava i baffi per quanto mostrato e Totti, che non aveva nemmeno segnato, portava a casa il premio di miglior giocatore: per gli scettici, andate pure a rivedere l'assist per Montella, il momentaneo e primo vantaggio della Roma.

Berlusconi, a fine gara, scende negli spogliatoi per parlare con la propria squadra e matura definitivamente una convinzione: con Totti in rossonero, nessuno potrebbe battere il suo Milan.

Nota a margine: dei 10 e del bel "giuoco", Silvio poi ne ha quasi fatta un'ossessione sacrosanta. Ricordate l'esperimento Ronaldinho? O anche Rivaldo? Bene.

Non se ne fece ovviamente nulla, altrimenti qui racconteremmo un'altra storia.

Ma si rischiò per un'altra volta un buco nella storia d'amore: era il 2004, era l'estate in Portogallo e un Europeo al quale l'Italia si presentava tra le favoritissime, anche molto arrabbiata per com'era andata in Giappone e Corea, al Mondiale di due anni prima.

Totti vive giorni difficili: ha chiesto rinforzi alla società, 5 o 6 giocatori addirittura, "se non arriveranno mi sentirò tradito e, di conseguenza, libero", racconta in conferenza stampa da Casa Azzurri.

Poco prima aveva però raccontato che, fosse arrivata un'offerta, sarebbe andato via solo per un club estero. Gattuso, di tutta risposta: "Una promessa che non vale niente, nel calcio lo si fa e mai si mantiene". Ancora Totti: "Sì, sono pronto, però come dicono tutti nel calcio mai dire mai".

Sembrava fatta, poi...

La grande occasione, molto più che nel 2000, era quella: il rapporto tra Totti e la Roma era ai minimi storici. E Berlusconi era al centro dell'universo, politico e calcistico: il Milan era tornato a vincere la Champions League, avrebbe continuato a dominare in Europa, sfiorando la perfezione con il ciclo di Ancelotti, appena iniziato.

Cosa sarebbe stato Totti dietro Sheva? L'albero di Natale di Carletto avrebbe avuto il puntale di diamante, solo un po' arretrato.

Alla fine? Ancora una volta, non c'è bisogno di avvisare per gli spoiler: non se ne fece nulla. E il tutto è diventato un racconto di "se", "ma", "avrebbe potuto".

Ne ha raccontati un paio proprio Francesco in una diretta con Vieri, parlando soprattutto degli inizi: "Volevo rimanere a Roma ma è normale che ci sono intoppi in tanti anni. Prima che esordissi con la Roma venne Braida a casa mia e voleva portarmi al Milan a tutti i costi".

A The Players' Tribune, ancora Totti sul suo mancato passaggio ai rossoneri: "Fu difficile dire no al Milan. Sarebbero stati molti soldi per me e la mia famiglia. Mia madre lasciò perdere. Mi insegnò una lezione quel giorno. Casa è la cosa più importante nella vita. Poche settimane dopo, dopo avermi osservato in un match giovanile, la Roma mi fece un'offerta e indossai i colori giallorossi".

Alla fine, è stato anche bello godersi la favola. Di sicuro è meraviglioso prendere gli applausi dell'Olimpico ogni domenica. "Certo, abbiamo provato a portare Francesco Totti al Milan quando era ragazzo - ha poi raccontato Galliani, oggi ad del Monza -. Ma non ci siamo riusciti: abbiamo subito capito che era impossibile fargli lasciare Roma. Credo che Francesco abbia fatto bene a restare a Roma: è molto bello che un campione come lui abbia cominciato da bambino e sia poi rimasto per tutta la carriera nella stessa squadra che è quella della sua città e per la quale ha sempre tifato. Totti ha rappresentato per la Roma quello che per noi sono stati Baresi e Maldini, che hanno avuto un percorso analogo al suo. Totti è stata la nostra passione".