Juventus-Torino vale un sogno rinnovato: questa squadra è da scudetto?

Juve da scudetto?

La partita che voleva Massimiliano Allegri. La partita che voleva forse pure la Juventus, tutta. Cioè intesa come ambiente, e come tifosi.

Se c'è una verità assoluta nel calcio, è che la vittoria lava via tutto: della prestazione puoi parlare per qualche istante, al limite una notte. Poi cerchi la classifica, la guardi, e vedi un passo in avanti: non hai bisogno d'altro, e per tutto il resto senti di poter spendere ancora tempo che andrebbe a validare l'attesa.

Tra Juve e Torino c'è stata una grossa differenza: una squadra è riuscita a crearsi le condizioni ideali per trovare l'episodio fortunato, l'altra non è nemmeno riuscita a pensarci. Mezza azione, per il Toro. Un po' di confusione felice per la squadra di Allegri, che adesso è lì.

Sempre a quattro punti dalla vetta, e cioè dal Milan. A due però dall'Inter, la stra-favorita secondo i ragionamenti fatti alla luce del sole ma dentro le stanze della Continassa. Dunque: vale la pena crederci?

Una Juve forte e che ritrova il suo stadio

Vale la pena rischiare, più che altro. E Juventus-Torino lo dimostra. Quando la squadra bianconera ha alzato i giri del motore, alla fine è riuscita ad andare oltre. A trovare il vantaggio.

A mettere tutto in discesa. Sembra poco, un gol su calcio piazzato. E invece è tutto ed è dipeso pure dall'atteggiamento del tecnico: non ha rinunciato, ma ha schierato Milik al fianco di Kean, togliendo uno spento e spaesato Miretti, vincendo un derby che era solo da portare a casa.

A proposito: è il tredicesimo per Allegri, ha eguagliato Trapattoni (che pure affrontava un altro tipo di Torino) ed è il primo allenatore per vittorie in Serie A nell'era dei tre punti. Piaccia o non piaccia, ed è lecito che a volte non piaccia, alla fine il risultatismo ha un suo carattere fondante: porta alla vittoria. E ai sorrisi più o meno diffusi.

Con il ritorno degli ultras allo Stadium, c'è stato persino un coro speciale per Max. Che ha ringraziato, apprezzato. E probabilmente anche un po' spinto per ritrovare il tifo più caldo nella sede interna.

Era diventato un teatro, non si sposava per nulla bene con il giropalla lento e la strenua difesa del risultato (quando c'era). Invece, complice una partita sentita dalla tifoseria, la Juve è riuscita a cavalcare anche l'onda lanciata dagli spalti, un mare mosso e agitato dalla voglia di portare a casa un risultato che vuol dire star lì e lottare.

Aizzato pure dal pari dell'Inter con il Bologna, terminato poco prima del Derby. E nemmeno spento dalla vittoria del Milan contro il Genoa, con polemiche social annesse.

Cosa voglia dire sembra piuttosto semplice: oltre alle giuste prediche di Allegri, basta una vittoria serena per proiettare la mente dei tifosi oltre tutto e tutti. Dopo due anni senza titolo, e stavolta neanche la Champions League a scaldare un po' di sogni, l'obiettivo principale per chi bazzica fuori dal centro juventino è stato semplicemente questo: vincere. Tornare a farlo.

Lo Scudetto è solo un sogno?

Uno scudetto si è fatto sogno, mentre poco prima era la normalità. Normalità che Allegri sta cercando di riportare, in qualche modo e in particolare con le vittorie: "Importante aver avuto una buona reazione dopo Sassuolo, e bisogna continuare - ha detto in conferenza -. Come? Tornando nella normalità della Juventus che è quella di vincere le partite".

Sembra facile, e invece è complicato. Sembra possibile, e probabilmente lo è. Obiettivo Champions per nascondersi, così tutto il resto potrà diventare una dolcissima conseguenza. Una fortissima rivincita.