Riccardo Zampagna: l'arte del gol improbabile

zampagna

Riccardo Zampagna è un bignami vivente di quelle che sono le qualità massime di un bomber di provincia. La sua figura è ammantata di leggenda, anche solo scandendone il nome. Fa riferimento a quella parte di noi che ci fa pensare che tutto sia possibile nella vita e, che con costanza e fortuna, i sogni si possono davvero realizzare. Ci siamo sentiti tutti, chi più chi meno, un po' Riccardo Zampagna.

Raccontare Zampagna con i classici crismi di un pezzo biografico sarebbe un delitto, oltre che noioso e sbagliato. Perché se ci soffermiamo sui freddi numeri non troviamo niente di particolarmente interessante, ma vediamo solamente un onesto pedatore, con una discreta, ma non travolgente, propensione per il gol.

La cosa importante quando si parla di Zampagna non è QUELLO che ha fatto, ma COME l'ha fatto. E come ci è arrivato.

Perché il "come" l'avrebbe riprodotto pari pari anche in qualche sabbioso campo della provincia del centro sud. Ma regalato alla grande platea della serie A, fa tutto un altro effetto.

Sbucato dal nulla

Quindi esauriamo la parte biografica, spiegando solamente perché - ad un bel momento delle nostre vite di malati di calcio - ci siamo ritrovati a vedere questo goffo figuro con la maglia numero 9 fare le stesse cose che facciamo noi al calcetto del giovedì, con la differenza che lui le fa a San Siro.

Quando ha circa 20 anni Riccardo Zampagna giochicchia ancora in prima categoria umbra. È un ternano doc e in quella zona di fabbriche e acciaierie, il pallone può fare da ascensore sociale.

Ci crede la famiglia Zampagna, che ripone le speranze in Riccardo, con due amorevoli genitori che assecondano in tutto la passione del figlio. Non è insomma la classica storia del padre che invita il figlio lasciare da parte i sogni, per inseguire la concretezza di un "lavoro vero".

Ma se a 20 anni giochi ancora nella terzultima serie del calcio non professionistico bisogna farsi qualche domanda. Riccardo lo sa e lui, cresciuto in una famiglia normale che fa del sacrificio la propria stella polare, capisce che deve riporre il pallone nel cassetto degli hobby domenicali.

Decide di mantenere i piedi per terra e smette per andare a fare il tappezziere, ma a rimettergli la mosca al naso arriva l'offerta di una squadra di Interregionale, il Pontevecchio. Lui è titubante, ma il padre appena andato in pensione spende gli ultimi risparmi per compragli una macchina e consentirgli di andare agli allenamenti: 1 ora per andare e 1 per tornare, per coprire i 77 km che dividono Terni da Ponte San Giovanni. È ancora il padre, quindi, che lo invita a staccare quei piedi da terra, per provare a credere in un sogno.

In quella parte d'Italia, il pallone rotola per compiacere uno dei massimi conoscitori del calcio mai esistiti: Walter Sabatini.

La figura di Sabatini è altrettanto leggendaria come quella di Zampagna e al suo fiuto pallonaro queste storie di provincia, piene di calciatori dopo-lavoristi e gol raccontati in pizzeria, piacciono un sacco.

Per questo Sabatini una sera - anziché andare al cinema come tutte le persone normali - scarta l'ennesima sigaretta e si accomoda a vedere la VHS di Narnese - Pontevecchio.

Vede Zampagna e ne rimane stregato: lo definisce greve ma con un bel tocco di palla. Le immagini di quella partita si trovano ancora nei meandri del deep web per disturbati del pallone.

Zampagna è sostanzialmente un cetaceo che suona l'arpa. È quasi ridicolo a vedersi, ma la suona davvero bene. Tanto basta a Sabatini per prendere il ragazzo e portarlo alla Triestina, per la prima esperienza nel calcio dei PRO.

Profeta in patria

Come detto, non è questa la sede in cui elencare le decine di maglie vestite da Zampagna, limitandosi ad una fredda comunicazione dei tabellini di presenze e gol. Ma per una delle esperienze c'è bisogno di fare un'eccezione.

È la stagione 2003/2004 e Zampagna, di proprietà del Messina, viene ceduto in comproprietà alla Ternana. Per lui, ternano e ultras delle Fere fin da ragazzo, è meglio che andare al Real Madrid. Fuori da qualsiasi retorica, per un uomo come Zampagna quella è l'unica squadra dei sogni, oltre che il risarcimento per essere passato, seppur fugacemente, agli acerrimi rivali del Perugia, nell'epoca dei fantasiosi calciomercato targati Gaucci.

Quando gli comunicano che è tutto fatto fatto, Zampagna trema dalla gioia. In campo non è solo il bomber, è un autentico capo-popolo. All'esordio con la maglia delle Fere sigla un gol e poi corre verso la curva dove ci sono tutti - ma proprio tutti - i suoi amici oltre che il cugino in lacrime.

La Ternana 03/04 è una squadra che per metà stagione fa sognare: Zampagna sigla reti a ripetizioni, in uno stato di esaltazione irripetibile, fa coppia con Mario Frick e i due sono supportati dai lampi di classe di Kharja e Jimenez. A metà campionato sono in fuga verso la promozione, ma poi arrivano noie societarie che distraggono la squadra relegando le Fere al settimo posto, comunque ad una passo dalla zona serie A.

Il pallottoliere di Zampagna a fine stagione conterà 21 gol. E non è un caso, che per un uomo così vero, questo risultato sia arrivato con la sua seconda pelle addosso.

Durante l'estate il suo cartellino in comproprietà viene conteso alle buste tra Ternana e Messina: la società umbra è ancora in pieno marasma dirigenziale, mentre il Messina è appena approdato in serie A, e punta deciso sul bomber rossoverde.

Zampagna implora le due società, vuole rimanere a tutti i costi a Terni, ama quella maglia e sotto sotto non si sente adatto per la serie A, che reputa troppo per le sue capacità.

Ma alla fine le ragioni economiche prevalgono su quelle del cuore: anche per il bene di quei colori che tanto ama, Zampagna fa le valigie e si trasferisce sullo stretto, per affrontare a 30 anni compiuti, il suo primo campionato di Serie A.

Zampagna compilation

Ed eccoci quindi al modo giusto di spiegare chi era Riccardo Zampagna. Per capire al massimo questo sgraziato, greve, irreale, ma folle attaccante è necessario raccontarlo attraverso i gol.

I suddetti gol sono rimasti un timbro indelebile della cifra stilistica del calciatore Zampagna. Come lo aveva invitato anni prima il padre, Zampgna non tiene mai i piedi per terra. La sua specialità è la sforbiciata.

Ora, se diciamo sforbiciata, non fatevi venire in mente Cristiano Ronaldo contro la Juve nel suo celebre gol in Champions: qui siamo su tutt'altro pianeta. Qui siamo nel campo dell'imponderabile, perché l'"atletismo" di Zampagna (messo tra virgolette non a caso) non consente in alcun modo di prodursi in tale gesto tecnico.

Come il famoso Calabrone che non lo sa, Zampagna si libra in aria per fare dei gol che se li facessimo noi al calcetto del giovedì ci camperemmo per mesi raccontandoli al bar.

Ecco allora una breve compilation di opere Zampagnane, che ci hanno fatto sorridere per la loro inconsuetudine, prima che strabuzzare gli occhi per la loro bellezza.

Pallonetto in Messina - Roma 4-3 del 19 Settembre 2004

È il giorno dell'esordio in serie A. Di fronte la Roma di Totti e Montella. Mancano 10 minuti alla fine quando il risultato è bloccato sul pirotecnico 3-3. Si tratta della classica partita strana di inizio stagione, quel tipo di partita dove ti capita di vedere pure un gol di Shabani Nonda con la maglia della Roma.

Ma a 10 dalla fine appunto, la palla viaggia verso la porta della Roma e Zampagna arriva sulla sfera presentandosi davanti a Pellizzoli. A questo decide di fare l'unica cosa da non fare quando ci si trova nell'ordine:

  • All'esordio in A;
  • Solo davanti al portiere a 10' dalla fine;
  • Con il suddetto portiere alto 195cm.

Pallonetto, vaselina o - visto l'ospite di giornata in maglia romanista - cucchiaio.

Ovviamente Zampagna prende la via più difficile e se non può buttare per aria i piedi, manda il pallone a compiere l'arcobaleno sopra la testa di Pellizzoli. Anche lui, quando la palla entra beffarda in rete, non può nascondere una faccia che nell'epoca social di oggi sarebbe certamente diventata un meme. Un modo stiloso, e perfettamente nel personaggio, di fare il primo gol in serie A.

Bicicletta in Atalanta - Brescia 2-0 del 29 Aprile 2006

Non è serie A ma poco importa. È un derby, e quindi vale doppio.

Gol di fattura zampagnesca se ce n'è uno. Questo è proprio il paradigma.

Arriva un cross basso in area, e Riccardone nostro la stoppa male. Ma proprio questo stop sbagliato, che rientra a pieno titolo nelle caratteristiche dei bomber di provincia, permette alla palla di alzarsi.

Palla sopra la testa, limite dell'area e spalle alla porta: che fare? Ovviamente la risposta sta nel buttare i piedi per aria: bicicletta di insospettabile bellezza, con la palla che muore calibratissima nell'angolo alla sinistra del portiere bresciano.

Come alla spiaggia in Atalanta - Roma 2-1 del 22 Aprile 2007

La Roma evidentemente ispira Zampagna, che contro i giallorossi tira sempre fuori qualche perla. Uno dei gol che hanno più contribuito a creare l'epica de bomber ternano è questo: un po' perché è difficile anche solo da pensare, un po' perché segna la sconfitta della Roma e consegna contemporaneamente lo scudetto all'Inter.

In pratica succede quanto segue: arriva nell'area della Roma una palla rasoterra, a metà strada tra dischetto, lato corto e vertice dell'area. In quella zona di nessuno staziona Zampagna, tallonato alle spalle da un difensore giallorosso. La situazione è apparentemente innocua, ma alla fine, per qualche astruso motivo sarà gol.

Come se fosse in ciabatte in spiaggia, nella partitella sul bagnasciuga, Zampagna si alza la palla e senza guardare piroetta un pallonetto beffardo sopra la testa del difensore alle sue spalle, che si adagia morbido sul secondo palo. Portiere esterrefatto e stadio in visibilio.

Chapeau.

Impensabile in Fiorentina - Atalanta del 16 Settembre 2007

Quando si pensa ai clamorosi gol di Zampagna però, quello che viene sempre alla mente è questo. Appena lo abbiamo visto tutti abbiamo pensato che un gol così l'avesse fatto Ronaldinho - che all'epoca andava per la maggiore - ne avrebbero tirato fuori una collana di DVD da dispensare con la Gazzetta.

Invece è tutta farina del sacco di Zampagna, e questo lo rende ancor più bello. Perché ti lascia la sensazione di stupore quando si vede un giocatore con quelle fattezze compiere un gesto tanto geniale ed elegante.

L'Atalanta sta inseguendo il pareggio al Franchi di Firenze e mancano 5 minuti al termine. Con generosità Zampagna da fondo alle residue energie e detta la profondità verso il cuore dell'area di rigore. Doni gli scodella il pallone in zona, il bomber ternano corre con Dainelli attaccato alle spalle. La palla fa un rimbalzo in area di rigore e Zampagna cerca il corpo del difensore per difendere la sfera e ritrovare equilibrio.

Quando si accorge che Dainelli - esperto com'è - gli ha fatto mancare l'appoggio, arriva la mossa impensabile.

Scoordinato, in mezza caduta, con una palla fluttuante a mezza altezza, Zampagna colpisce la sfera sotto, imprimendo una rotazione che disegna un pallonetto. Non è dato a sapersi quando possa aver visto Frey fuori dai pali quel tanto che bastava per fargli sorvolare la palla sopra la testa.

Non è un gol, è uno sberleffo.

Uno sberleffo al calcio moderno, quello della preparazione fisica esasperata, dell'attenzione maniacale alla tattica, e dei gesti tecnici costruiti in laboratorio e riprodotti quasi roboticamente. Un'assurda pennellata fatta da un giocatore all'apparenza improponibile, con il fisico da alzatore di boccali e l'anarchia tattica e mentale di chi non prende la strada più comoda ma quella più giusta.

In quella situazione poteva stoppare, aspettare il rimorchio del compagno più vicino e lasciare che un De Ascentis qualsiasi sparasse la palla a 4 metri dalla porta (non ce ne voglia il pur bravo De Ascentis).

Ma con Zampagna non sai mai come va a finire. La palla sembra morta, ma 5 secondi dopo è dentro la porta e non sai neanche come ci è finita.

Questa era l'irripetibile magia di Riccardo Zampagna.