I "bidoni del calcio": Vratislav Gresko, 9 miliardi buttati.
Calcio
/ Redazione / 17 Marzo 2010 / Lascia commento

Vratislav Gresko in maglia Inter (2001).
Per il biondo slovacco due stagioni all'Inter ed una al Parma.
Uno dei protagonisti, ovviamente in negativo, dell'incredibile sconfitta dell'Inter a casa Lazio del 5 maggio 2002. Un 4-2 che regalò lo scudetto alla Juventus costringendo addirittura ai preliminari l'Inter di Cuper scavalcata anche dalla Roma.
Una ferita bruciante per i tifosi nerazzurri solo in parte lenita dai recenti successi. Stiamo parlando del Bidone per eccellenza degli anni 2000, quel Vratislav Gresko chiamato in nerazzurro su segnalazione di Marco Tardelli che lo aveva ammirato, da mister dell'Under 21, nell'incontro con i pari età slovacchi. Nove miliardi la spesa sostenuta da Moratti per vestirlo di nerazzurro. Uno dei tanti, troppi, investimenti a perdere di quel periodo.
Il ragazzo slovacco, cresciuto nel Dukla Praga e maturato nell'Inter Bratislava, arrivava dal Bayer Leverkusen dove aveva giocato appena 9 gare, classico campanello d'allarme ignorato dalla società milanese... Nella prima disastrosa stagione, quella con Tardelli allenatore culminata con l'Inter incredibilmente coinvolta nella lotta per non retrocedere, il biondo terzino giocò 18 volte meritandosi le critiche dei tifosi, in barba alle tanto belle quanto fallaci parole di Tardelli: "E' un mancino naturale, dotato di un tiro temibile, davvero un ottimo investimento per il futuro".
Il bello è che Vratislav fu confermato anche da Hector Cuper; con l' "hombre vertical" giocò ben 23 gare, l'ultima il triste 5 maggio quando i suoi errori difensivi furono fatali in almeno due dei quattro gol laziali. Fu quella l'ultima partita in nerazzurro, ma non in Italia. Moratti lo mandò al Parma, ma nella città ducale calcò il tappeto verde in appena 5 occasioni ponendo fine alla sua esperienza italiana. Seguirono quattro stagioni in Inghilterra con il Blackburn Rovers alla misera media di 10 gare a stagione (40 quelle complessive) prima del ritorno in Germania: 15 presenze con il Norimberga e poi il ritorno alle origini con il Bayer Leverkusen, 21 presenze in due anni. Una carriera non certo indimenticabile, nobilitata dalle 34 presenze e due gol con la nazionale slovacca.
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